Ares
Emergency on Planet Earth

Segnali di crisi

giovedì, 25 dicembre 2008 19.23 by ares

Quest'anno tutti al risparmio. Niente botti e niente sms di auguri.

Il must dell'anno sono gli auguri via Facebook a tutti gli amici virtuali. Anche io non ho resistito, mi sono pulito la coscienza con un click.

Ora però mi sento in colpa, vado a fare qualche telefonata di auguri agli amici: quelli reali. 

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Ma cos'è questa crisi? Il crack della finanza spiegato al popolo

venerdì, 31 ottobre 2008 11.05 by ares

Da oggi su CarmillaOnline è iniziata la pubblicazione di un breve saggio di Valerio Evangelisti, che parte dall'attuale crisi dei mercati finanziari per analizzare lo "stato attuale del pianeta".

Aggiornamento del 31.10.2008: Oggi è uscita la seconda parte

In questo saggio il professore universitario ci spiega con la capacità dello scrittore dei concetti economici e storici che spesso sfuggono ai più, per portata e conoscenza dei meccanismi che li regolano.

Imperdibile!

Quei paesi dovrebbero dominare, vista la loro supremazia in termini spendibili, reali. Invece sono i più asserviti e indebitati. Asserviti all’astrazione della moneta, prigionieri di un debito stabilito per convenzione. Mentre gli Stati Uniti non producono quasi un cazzo (fortuna che hanno un’America Latina pronta a importare orridi televisori NTSC, in cui la visione ha la qualità di una videocassetta avariata; e macchinoni ridicoli per dimensioni, nelle strade messicane o peruviane), salvo un software che in India o in Cina sono capaci di imitare in un giorno.

Vi svelo anche il finale, non vi offendete .....

Esiste un solo evento che fonda democrazia diretta e la fa duratura. E’ quello della lotta, quando la classe operaia, pur scomposta nelle svariate denominazioni in cui il capitale l’ha frammentata (operai veri e propri, precari, impiegati “fannulloni”, ceto medio alla fame, nugoli di senza casa, lavoratori autonomi che autonomi non sono per niente, studenti riluttanti a entrare in questo bel mondo, fornitori di servizi “esternalizzati”, migranti vittime di un nuovo schiavismo, ecc.), scendono nella piazza e se la tengono. La fase acuta durerà poco, ma sedimenterà. Possono nascerne organi di decisione dal basso capaci di innescare future conflittualità.
E’ minoranza? Può darsi, ma è maggioranza tra chi è attivo, e non schiavo del voto e degli equilibri parlamentari. Contrapposto a chi è passivo e, contento di votare ogni cinque anni, per eleggere rappresentanti incontrollabili, vive solo in sondaggi regolarmente consensuali. Di peso politico e democratico analogo a chi, col televoto, decide chi resterà nell’Isola dei Famosi.

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Quei comunisti di Nature

giovedì, 30 ottobre 2008 20.54 by ares

Sul numero 455 della rivista Nature, è comparso un EDITORIALE che attacca la "riforma" scolastica della Gelmini.

Ora attacca il nostro povero paese anche una rivista scientifica notoriamente pacata: in che mani ci siamo messi .....

The Berlusconi government may feel that draconian budget measures are necessary, but its attacks on Italy's research base are unwise and short-sighted. The government has treated research as just another expense to be cut, when in fact it is better seen as an investment in building a twenty-first-century knowledge economy. Indeed, Italy has already embraced this concept by signing up to the European Union's 2000 Lisbon agenda, in which member states pledged to raise their research and development (R&D) budgets to 3% of their gross domestic product. Italy, a G8 country, has one of the lowest R&D expenditures in that group — at barely 1.1%, less than half that of comparable countries such as France and Germany.

Il governo Berlusconi può pensare che i provvedimenti draconiani sul budget siano necessari, ma i suoi attacchi alla ricerca italiana di base sono miopi e stolti. Il governo ha trattato la ricerca solo come un'altra spesa da tagliare, quando infatti è più un investimento per costruire un'economia della conoscenza del 21esimo secolo. In realtà, l'Italia ha già accettato questo concetto firmando l'agenda di Lisbona 2000 dell'Unione Europea,** in cui gli stati membri si sono impegnati ad aumentare il budget per la ricerca e lo sviluppo (R&D) al 3% del loro prodotto interno lordo. L'Italia, un paese del G8, ha una delle spese più basse del gruppo per il R&D - ad appena 1,1%, meno della metà di quella di paesi paragonabili come Francia e Germania.
(Traduzione del paragrafo tratta dal post di Orientalia4All)

Conoscendo la pacatezza "politica" di Nature, la parte conclusiva è quella che dovrebbe aprire gli occhi a qualunque governo in Italia:

Il governo deve prendere in considerazione più della convenienza a breve termine realizzata con dei decreti legge portati avanti da ministri compiacenti.
Se si vuole preparare un futuro realistico per l'Italia, come dovrebbe essere, non si dovrebbe fare riferimento al lontano passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa nel presente.
Se posso riassumere, voto al governo: 2 (sulla fiducia .....) 

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Berlusconi, allievo di Cossiga

venerdì, 24 ottobre 2008 11.31 by ares

Il cavaliere ci ha messo poco ad imparare la lezione di Cossiga, questa è una dichiarazione di questa mattina:

"In tantissime manifestazioni organizzate dall'estrema sinistra e dai centri sociali, così come mi ha confermato il ministro dell'Interno, ci sono dei facinorosi: non tutti naturalmente, dei piccoli gruppi, ma nei cortei organizzati da queste entità ci sono facinorosi che hanno il supporto dei giornali".

Dopo 1 ora, la rete studenti medi replica a Berlusconi:

"Apprendiamo questa mattina dal premier che esistono nel movimento per il cambiamento della scuola e delle università dei gruppi di facinorosi che ricevono supporto dalla stampa. Così non ci è sembrato in questi giornicentinaia di migliaia di studenti sono scesi in piazza e hanno occupato i luoghi pubblici pacificamente, senza atti di violenza e di vandalismo.
Chiediamo al ministro Maroni e al ministro Gelmini che venga ispettato il diritto di manifestare e di esprimere le proprie idee.
di grandi mobilitazioni, dove "

La protesta di questa generazione di studenti è riassunta benissimo in questo articolo di stamattina di Repubblica.it.

"La mia vita attuale è questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene, lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto pure che un Padoa-Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione o del fannullone. Ma non che taglino i fondi all'università per fare affari con l'Alitalia, aiutare la Fiat o le banche dei loro amici. La crisi io non la pago. Questa settimana di proteste è stata la più bella esperienza di questi anni. Si respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto. Ai vostri tempi era magari diverso. I corsi universitari duravano mesi, avevi sempre gli stessi compagni, gli stessi professori. In ufficio o in fabbrica eri solidale con l'altro operaio o impiegato. Ora io seguo decine di corsi dove non incontro mai le stesse persone e poi lavoro in un call center dove il mio vicino di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le cuffie e non c'è neppure la pausa caffè. In questi giorni ho alzato la testa, mi sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo".

E' un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è possibile. Non è possibile per un giovane essere "normale". Da qui la rabbia di questi ragazzi miti. Anche un po' secchioni
.

Cosa penso? Se questa volta non vincono i ragazzi, posso anche cambiare paese, perché a quel punto in Italia non ci faccio più niente. Se non permettiamo a questa nuova generazione di cambiare l'Italia siamo destinati al declino totale.

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Cossiga: brivido e raccapriccio

venerdì, 24 ottobre 2008 11.01 by ares

Se c'era qualche dubbio in che mani siamo stati in Italia durante la prima republica, questa intervista a Francesco Cossiga spiega tutto. Mi vergogno di avere un concittadino di questo tipo e sono indignato perché queste non sono parole degne di un politico di un paese civile.

Domanda - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l’uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

Risposta - Dipende, se ritiene d’essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l’Italia è uno Stato debole, e all’opposizione non c’è il granitico PCI ma l’evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero Ministro dell’interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che…

R - Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese.

 

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