Il cavaliere ci ha messo poco ad imparare la lezione di Cossiga, questa è una dichiarazione di questa mattina:
"In tantissime manifestazioni organizzate dall'estrema sinistra e dai centri
sociali, così come mi ha confermato il ministro dell'Interno, ci sono dei
facinorosi: non tutti naturalmente, dei piccoli gruppi, ma nei cortei
organizzati da queste entità ci sono facinorosi che hanno il supporto dei
giornali".
Dopo 1 ora, la rete studenti medi replica a Berlusconi:
"Apprendiamo questa mattina dal
premier che esistono nel movimento per il cambiamento della scuola e delle
università dei gruppi di facinorosi che ricevono supporto dalla stampa. Così non
ci è sembrato in questi giornicentinaia di
migliaia di studenti sono scesi in piazza e hanno occupato i luoghi pubblici
pacificamente, senza atti di violenza e di vandalismo.
Chiediamo al ministro
Maroni e al ministro Gelmini che venga ispettato il diritto di manifestare e
di esprimere le proprie idee. di grandi mobilitazioni, dove "
La protesta di questa generazione di studenti è riassunta benissimo in questo articolo di stamattina di Repubblica.it.
"La mia vita attuale è questa. Studio come un pazzo per finire in fretta e bene,
lavoro in un call center, dormo in una camera a 500 euro al mese. E sopporto
pure che un Padoa-Schioppa o un Brunetta o una Gelmini mi diano del bamboccione
o del fannullone. Ma non che taglino i fondi all'università per fare affari con
l'Alitalia, aiutare la Fiat o le banche dei loro amici. La crisi io non la pago.
Questa settimana di proteste è stata la più bella esperienza di questi anni. Si
respira, si parla, si discute dei sogni, del futuro. Penso sia un mio diritto.
Ai vostri tempi era magari diverso. I corsi universitari duravano mesi, avevi
sempre gli stessi compagni, gli stessi professori. In ufficio o in fabbrica eri
solidale con l'altro operaio o impiegato. Ora io seguo decine di corsi dove non
incontro mai le stesse persone e poi lavoro in un call center dove il mio vicino
di scrivania cambia sempre, a ogni turno, senza contare che abbiamo tutti le
cuffie e non c'è neppure la pausa caffè. In questi giorni ho alzato la testa, mi
sono guardato intorno, ho conosciuto studenti da tutta Italia, mi sento vivo".
E' un rivolta di bravi ragazzi, della nostra meglio gioventù. Non è una
rivolta contro i padri, come furono le altre, ma di giovani che prendono sul
serio le parole dei padri. Vogliono studiare, uscire di casa, fare carriera per
meriti e non per conoscenze, crescere insomma e scoprono che in Italia non è
possibile. Non è possibile per un giovane essere "normale". Da qui la rabbia di
questi ragazzi miti. Anche un po' secchioni.
Cosa penso? Se questa volta non vincono i ragazzi, posso anche cambiare paese, perché a quel punto in Italia non ci faccio più niente. Se non permettiamo a questa nuova generazione di cambiare l'Italia siamo destinati al declino totale.